Intransigente con gli altri e con se stesso.

Ricordo il Comandante di Corpo Roberto Moccetti con tanti altri militi che, commossi per la sua scomparsa, lo hanno avuto quale superiore, quale camerata, quale collega, ma soprattutto quale amico della terza età. Anche se, sin dalla scorsa estate, la sua mal attia aveva preparato la famiglia e quanti lo conoscevano, questo inevitabile distacco è doloroso.Può essere di consolazione sapere che non ha sofferto, anche se innegabilmente il decorso della malattia lo aveva molto toccato nel morale e nel suo legittimo orgoglio. Nell’estate del 1998, salendo al lago Salei con gli amici Seniori del Club Alpino Svizzero, Roberto Moccetti mi si affiancò dicendo: – Io sono stato per anni un suo superiore, ora il capo è lei. Da oggi diamoci del « Tu»–. Non avevo mai avuto la possibilità di servire in uno Stato Maggiore da lui diretto, dove si usa dare del « Tu » almeno ai collaboratori più prossimi. Ero sempre stato unicamente un suo subordinato, mantenendo quel certo distacco, che è sempre garanzia di rispetto, ma che non riduce minimamente la capacità di collaborare per realizzare gli obiettivi comuni. Siamo dunque divenuti amici da pensionati, non da militari attivi. Ma proprio per questo i miei ricordi sono espressione sincera del mio pensiero e della mia riconoscenza.Vorrei ricordare innanzitutto il « CITTADINO » Roberto Moccetti.Il cittadino fermamente convinto dei valori della nostra democrazia, fedele verso le sue autorità e rispettoso della loro politica. Vedeva nell’amicizia, nella solidarietà, nella libertà e nella sicurezza, ma anche nella famiglia, valori di fondamentale importanza per la nostra società. Persona sensibile ai problemi di ogni giorno, l’ho più volte sentito esplorare le ingiustizie e i conflitti nel mondo e auspicare un futuro più sereno per tutti.

Troppo spesso si preoccupava dell’incapacità dei capi di Stato di risolvere problemi ad alto livello; una preoccupazione che, senza dubbi, aveva negli anni intaccato la sua fiducia in chi è chiamato a garantire paceebenessere e inciso profondamente il suo morale.

Ricordo Roberto Moccetti « ufficiale » . Ufficiale convinto della forza di coesione nazionale, che un esercito di milizia rappresenta per il nostro Paese. Cosciente dei vantaggi, giustamente non vedeva alcuna alternativa a una tale forma di forze armate. Per molti ufficiali Roberto Moccetti fu sempre l’esempio da seguire, come lui aveva seguito l’esempio ricevuto dal proprio padre. La sua vasta cultura ( non soltanto storica e geografica come forse i più ricordano), la sua invidiabile memoria, ma anche la sua intelligenza, le sue immense conoscenze dei problemi militari unite a un portamento maestoso e a una voce tonante, ne facevano indubbiamente un ufficiale di grande, marcata e spiccata personalità. Non temuto, ma rispettato.Roberto Moccetti è stato un ufficiale costantemente, magari a volte anche esasperatamente, alla ricerca della soluzione perfetta, ma comunque realizzabile con gli uomini, i mezzi e i tempi a disposizione.Ricordo Roberto Moccetti«comandante ».

Un comandante profondo conoscitore della truppa a lui sottoposta e che ne valutava ragionevolmente i bisogni. Riteneva prioritario il contatto con il soldato.Metteva l’uomo al centro delle sue preoccupazioni di comandante. Come negli anni passati da ingegnere con le maestranze, così anche in grigioverde Moccetti sempre riusciva a creare un semplice, ma solido rapporto di fiducia con ogni suo subordinato. Lo ricordiamo infaticabile e scrupoloso lavoratore, intransigente con la truppa, ma ancora di più con sé stesso.Rigoroso nel pensiero e nel portamento.Esigente nella cura dei dettagli, anche di quelli, non sempre condivisi, del semplice vestire. Sapeva ascoltare i collaboratori e i subordinati, generoso nel consigliare, comprensivo nell’accettare le decisioni dei capi subalterni. Quando queste differivano dal suo punto di vista sapeva con loro dialogare, cercando nel convincimento e non nell’imposizione la soluzione giusta. Alla testa del Corpo d’Armata di montagna 3 fu sempre un leale collaboratore delle autorità federali e cantonali, senza però mai tralasciare di rendere queste attente alle necessità che altri, più per prestigio che per ragioni operative, tenevano a negargli.In questi ultimi sei anni ho però conosciuto anche Roberto Moccetti « uomo » . Un uomo legato da grande amore alla sua terra e alla sua gente. Un uomo impegnato nell’aiuto ai meno fortunati, nel mantenimento e nella valorizzazione di edifici di valore storico e civico, in primo luogo il Dazio Grande di Rodi. Un uomo, che dalla scorsa estate, malgrado le quasi quotidiane passeggiate da Prato a Dalpe, non ha più avuto le forze per partecipare alle attività del gruppo Seniori o del Circolo degli Ufficiali. Forse l’ultima gita fu quella dell’ 11 ottobre scorso alla « Testimonianza » della Brigata Frontiera 9 alla Cima di Lago. L’ho seguito da vicino con altri veterani, ho notato la sua fatica, ma con grande volontà ha raggiunto l’obiettivo, rivedendo dall’alto per l’ultima volta quei luoghi che tanto conosceva e amava.Ma ho conosciuto anche il Roberto Moccetti « credente » . Anche se negli anni della « Guerra fredda » non condivideva i pensieri pacifisti che udiva dal pulpito, mai si è scostato dalla Chiesa. Poco prima che il suo stato di salute peggiorasse, mi espresso con un largo sorriso la sua riconoscenza a monsignor Storelli e ad altri suoi excappellani militari per le loro visite in clinica. Un Roberto Moccetti che aveva ritrovato tutta quella serenità venutagli a volte meno in questi ultimi difficili mesi di una vita pur ricca di esperienze e soddisfazioni.Chi l’ha conosciuto si associa al cordoglio della moglie Gabriella, della figlia Maura e dei figli Marco e Ettore, della sorella Esa e dei fratelli Augusto e Walter.


Divisionario Francesco Vicari



 

Corriere del Ticino
11-2-2003

Addio al « comandante » Roberto Moccetti.

È stato l’ultimo ticinese al vertice ( dal 1984 al 1988) di un corpo d’armata dell’esercito ¦ È deceduto all’età di 77 anni il cdt C. Roberto Moccetti, l’ultimo ticinese ad aver comandato, tra il 1984 e il 1988, un corpo d’armata dell’esercito svizzero.Originario di Bioggio, dove era nato nel 1926, Moccetti ha trascorso gran parte della sua vita a Locarno. Ottenuta nel 1945 la maturità liceale ( vincendo il premio Maraini), si iscrisse alla facoltà di ingegneria del Politecnico federale di Zurigo, diplomandosi nel 1950.

Nel 1952 iniziò a lavorare per le Officine idroelettriche della Maggia, scalando tutti i gradini gerarchici dell’azienda fino a diventare membro di direzione della Maggia e della Blenio S. A.La sua carriera militare ha seguito quasi parallelamente quella professionale. Tenente delle truppe del genio nel 1947, comandante della compagnia zappatori III/ 9 dal 1953 al 1955, del battaglione genio 9 dal 1963 al 1966, del battaglione fucilieri 294 dal 1968 al 1969, del reggimento fanteria 40 dal 1972 al 1973, del reggimento fanteria montagna 30 dal 1973 al 1975, della brigata di frontiera 9 dal 1976 al 1978, della divisione montagna 9 dal 1979 al 1983 e del corpo d’armata montagna 3 dal 1984 al 1988, succedendo in questo comando ad un altro alto ufficiale ticinese, Enrico Franchini. Ufficiale di milizia fino al grado di colonnello brigadiere ( abbinava la professione civile al servizio militare), dalla promozione a divisionario, nel 1979, Moccetti dovette scegliere la carriera militare a tempo pieno, poi culminata nel comando del 3.corpo d’armata, il più alto grado dell’esercito svizzero in tempo di pace.Dopo il pensionamento, nel 1988, il comandante Moccetti ha continuato a seguire con attenzione i problemi militari, partecipando in particolare con qualificati interventi al dibattito sulla riforma Esercito 95, di cui era un convinto sostenitore.
Roberto Moccetti
Comandate di Corpo d'Armata
1926 - 11-2-2003
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