BREVE STORIA DEI FORTINI DI
GOLA DI LAGO
A cura di Erminio Giudici
già Cdt Br fr 9

L’acquisto dei fortini di Cima di Lago I e II da parte della neocostituita Associazione degli Amici della Testimonianza della Brigata frontiera 9 nel 2002 ha stimolato una ricerca sul passato storico di questi elementi difensivi.

Il presente rendiconto sintetizza il quadro della situazione politico-militare degli anni ’30, delle intenzioni e delle decisioni che portarono alla costruzione dei fortini di Gola di Lago, nonché la funzione loro attribuita. Queste opere militari, oggi obsolete e declassate nel 1994 e di cui era stata prevista la liquidazione nel febbraio 2002, costituiscono un elemento della nostra storia degli anni ’40-’50, per cui esse sono degne di conservazione.

Per la ricerca di informazioni mi sono servito di pubblicazioni, i cui autori avevano elaborato la documentazione sita nell’Archivio federale di Berna, di rapporti dei Comandanti delle Unità impegnate, di annotazioni personali e di ricordi di alcuni militi attivi all’epoca.

Alla fine della 1. Guerra mondiale (1.GM) la difesa del saliente sud del Gottardo, il Ticino, e in particolare la copertura della conca di Bellinzona si fissava sulla linea Gordola - Magadino - Monte Ceneri - Cima di medaglia - Camoghè - Passo San Jorio. In quel dispositivo erano state costruite opere permanenti in roccia e cemento, quali i forti d’artiglieria di Gordola, Magadino e Monte Ceneri, i capisaldi di fanteria posti nelle loro vicinanze, le trincee parzialmente coperte da Cima di Medeglia all’Alpe del Tiglio e le postazioni di artiglieria a Cugnasco e all’Alpe di Grüm (Cima di Medeglia). Inoltre erano state costruite strade militari da Cugnasco ai Monti di Ditto, da Robasacco alla Cima di Medeglia e all’Alpe del Tiglio e da Arbedo al Motto d’Arbino fino alla Biscia.
Le altre numerose costruzioni campali preparate dalla truppa erano state smantellate o lasciate all’azione delle forze della natura.

A seguito degli sviluppi politici in Italia (fascismo, mene irredentiste e costruzione della strada fino al Passo del San Giacomo inaugurata il 15.08.1929) e in Germania (nazionalsocialismo), nonché dell’inizio della costruzione della Linea Maginot in Francia (1928) e nel timore di un attacco improvviso il Consiglio Federale (CF) emanava nel 1932 il Decreto per la difesa delle frontiere. A partire dagli anni ’34 il Parlamento accordava diversi crediti per le costruzioni e il completamento delle opere difensive alla frontiera.

Alcuni milioni venivano prelevati anche dal Fondo del Prestito obbligazionario per la Difesa nazionale emesso dal CF nel 1936.
Queste opere dovevano servire quale solido ed efficace elemento di appoggio alle Truppe di frontiera a protezione della Mobilitazione e dello schieramento dell’Esercito.
Per le costruzioni nel Ticino la priorità era inizialmente accordata alla difesa del Passo San Giacomo (posizioni di San Giacomo, Grandinaggia e Manegorio).

Le truppe di frontiera erano state costituite il 1.04.1938 con il nuovo Ordinamento delle truppe (OT 38) e al Ticino era assegnata la Brigata di montagna 9, divenuta Brigata frontiera 9 (Br fr 9) il 26.09.1939, poco dopo la Mobilitazione.

Caratteristica delle Truppe di frontiera era la presenza nella medesima unità di militi delle classi d’età Attiva (20-32 anni), Landwehr (33-42 anni) e Landsturm (43-48 anni). I militi dell’Attiva possedevano una doppia incorporazione. L’una nell’unità di base (es. Cp fuc mont I/94) e l’altra nell’unità di frontiera (es. Cp fr fuc mont III/294).

Durante il periodo del Servizio Attivo (29.08.1939 – 20.08.1945) furono introdotti turni di servizio per le truppe di frontiera e per le truppe delle unità di base, l’Attiva. Poteva quindi succedere che alla messa in congedo di una unità di frontiera rimanessero in servizio i militi dell’Attiva !

Il sistema della doppia incorporazione veniva abolito con la OT 51. Da allora e fino al loro scioglimento definitivo nel 1995 le unità della Br fr 9 erano costituite unicamente da militi in età Landwehr e Landsturm.
Con la OT 38 fu pure costituito il Reggimento di fanteria da montagna 32 (Rgt fant mont 32) con il Bat fuc mont 96 e il Bat car mont 9, mentre rimaneva attivo il Rgt fant mont 30 con i Bat fuc mont 94 e 95. I due Rgt ticinesi erano subordinati alla Div mont 9 che dipendeva dal Corpo d’Armata 2 (CA 2), in seguito CA 3 e poi CA 5. Il CA mont 3 fu costituito solo nel 1961 (OT 61).

Le Direttive del Capo dello Stato Maggiore Generale (Colonnello Comandante di Corpo Roost) in merito al rafforzamento delle difese alla frontiera, confermate dal suo successore Labhart nel 1937, imponevano la costruzione di posizioni difensive atte a sostenere impatti di colpi di calibro 22 poi 30, di sbarramenti anticarro e di opere minate (Omi) scaglionate in profondità a partire dalla frontiera e lungo i possibili assi di penetrazione. Quale Omi davanti a Gola di Lago veniva preparato il ponte a nord di Lelgio.

Per il Fronte Sud il Cdo CA 2 era responsabile per la scelta delle posizioni difensive da costruire. Sentito il Cdt Div mont 9 (Tissot), il Cdt CA 2 definiva la nuova zona difensiva nel Ticino sul fronte Maggia-Ponte Brolla-Gordola-Magadino-Tamaro-M.Bigorio-Caval Drossa-M.Bar-Gazzirola-Passo San Jorio, con una posizione arretrata a Lodrino-Osogna (Lona).

Per dare profondità in avanti alle difese preesistenti, nuovamente prese in considerazione, occorreva costruire opere permanenti anche a Mezzovico, Gola di Lago e Cima Moncucco.

L’ultima delle ricognizioni del settore, effettuata il 13.06.1939 da parte dei Cdt CA 2 e Div mont 9, del Sottocapo SMG (Div Huber), del Capo Genio Div mont 9 (Col Possert) e del Col SMG Gansser, confermava l’idoneità dei posti proposti in precedenza e cioè Cima di Lago, Cappella di Lago, Alpe Davrosio, M.Bar e Cima Moncucco per dei fortini di fanteria equipaggiati con 1 o 2 mitragliatrici (Mitr).

All’Ufficio del Capo Genio Div mont 9 spettava il compito di preparare i piani, calcolare i costi e richiedere i crediti. Purtroppo al momento di quelle decisioni le disponibilità finanziarie per la costruzione di opere difensive nel Ticino erano di soli 6,4 milioni, ciò che obbligava a porre la realizzazione dei fortini di Gola di Lago in terza priorità, dopo quelle per le difese di Ponte Brolla e di Tenero – Magadino - Vira.

Il precipitare della situazione politica internazionale e la mobilitazione delle truppe di frontiera il 29.08.1939 imponevano nuovi ritmi nel campo delle costruzioni. A mobilitazione terminata la Cp fr fuc mont II/296 assumeva la difesa del settore Gola di Lago e con le sue quattro sezioni fucilieri dava inizio alla costruzione del proprio dispositivo difensivo con opere campali. I lavori erano poi continuati dalla Cp fuc mont III/95 durante i turni riservati alle truppe dell’Attiva.

La Cp zapp II/9 fu incaricata degli scavi in roccia per i fortini indicati dal Cdo CA. Subito dopo la mobilitazione la Cp si è trasferita a Gola di Lago per dare inizio ai lavori.Gli scavi furono terminati nel settembre del 1940.

La rifinitura dei fortini con la posa delle apparecchiature elettriche e di ventilazione, il telefono, le cucine ecc. veniva data in appalto ad un’impresa di costruzione della regione, mentre gli affusti, le armi e le tavole panoramiche venivano istallate dai responsabili della fabbrica d’armi di Thun. Grazie alle tavole panoramiche poste sopra le mitragliatrici con l’indicazione dei punti essenziali del settore di tiro era possibile sparare anche di notte o senza visibilità diretta.

Mentre il Cdt responsabile del settore annunciava la prontezza delle fortificazioni campali solide e ben mascherate nel settembre 1940, posizioni indicate con nome di copertura idilliaci (Beniamina, Folgore, 4 Venti, Inattesa, Rocciosa, ecc.), nonché delle baracche e dei rifugi (Boffa, Negus, Assunta) i fortini potevano essere utilizzati in caso di bisogno già nell’estate 1941, ma definitivamente agibili lo furono a partire da marzo - ottobre 1943.
A quel momento essi furono consegnati per la gestione alla Cp Guardie Fortificazioni 9 (Cp GF 9) costituita il 01.04.1942.

Durante il servizio attivo i presidi occupavano i fortini per l’istruzione e in caso d’allarme. Altrimenti essi alloggiavano nelle baracche e nei rifugi costruiti in vicinanza. I fortini a Gola di Lago erano:


I campi di tiro coprivano gli accessi provenienti dalla Rivenza, i pendii del M.Bigorio, lo sbocco della Val Capriasca, le pendici del Caval Drossa e permettono un parziale reciproco fiancheggiamento. Attorno ai fortini di Cima e Cappella di Lago erano stati posati circa 10 km di filo spinato su reticolati solidi, dei quali oggi rimangono pochi segni, ritenuti peraltro di valore storico e che devono essere conservati.

Le continue migliorie apportate agli armamenti dopo la 2. GM hanno permesso la sostituzione delle Mitr 11 con le Mitr 51/80 e delle ML con il fucile d’assalto (fass 57) in dotazione alla truppa anche nei fortini di Gola di Lago. I costi definitivi, ma non dettagliati, per la costruzione dei fortini, il loro armamento ed equipaggiamento, nonché l’acquisto del materiale per le fortificazioni campali sono deducibili da un rendiconto del Cdo Div mont 9 al 31.12.1944 sull’utilizzo dei crediti ricevuti e alla voce “Gola di Lago” si fissavano in 1'019'000.00 di franchi. Nell’esame del valore tattico del dispositivo occorreva tener presente l’obiettivo principale e cioè la ricerca di profondità in avanti per una zona di difesa concentrata sulla linea Monte Ceneri - Alpe del Tiglio.

La configurazione del terreno prealpino con poche strade carrozzabili ostacolava sensibilmente l’accesso ai mezzi motorizzati o blindati. Sarebbero perciò state in prevalenza fanterie, seppur appoggiate dal fuoco d’artiglieria, a dover cercare di scardinare le difese. Un avversario fortemente motorizzato o meccanizzato avrebbe probabilmente evitato uno sforzo lungo l’asse Tesserete - Gola di Lago - Isone, rendendo quindi meno vulnerabili e maggiormente efficaci le posizioni di Gola di Lago.

E’ interessante rilevare le modalità di combattimento imposte dal Cdo dell’Esercito in caso di attacco dall’Italia. Il concetto operativo di difesa del Fronte Sud (Ticino) subiva adattamenti in funzione degli sviluppi bellici sui vari fronti di guerra e delle previsioni di eventuali aggressioni alla Svizzera. Alla mobilitazione del 1939 il compito era “ tenere le posizioni fino all’ultimo uomo e all’ultima cartuccia”.
Al momento della sconfitta della Francia (giugno 1940) si prevedeva il ripiegamento di tutte le truppe stazionate nel Sottoceneri sulla linea del Monte Ceneri, per poi continuare un combattimento ritardatore fino alla Lona. Scopo: guadagnare 3 a 4 settimane per permettere all’Esercito di occupare efficacemente la linea di difesa sulle creste alpine. I presidi delle opere permanenti dovevano rimanere sul posto, anche se aggrediti, alfine di disturbare e di rallentare la progressione nemica.
Dopo lo sbarco degli Alleati in Italia la difesa del Fronte Sud riacquistava le modalità di combattimento fissate nel 1939 e nel settore venivano immesse truppe di rinforzo.

I Cdt Br fr 9 succedutesi fra il 1938 e il 1994, anno di scioglimento della Br fr 9, hanno sempre considerato Gola di Lago un importante tassello nel dispositivo di difesa per impedire ad un avversario di puntare su Isone-Alpe del Tiglio, aggirare le difese del Monte Ceneri, dominare il Piano di Magadino e agire su Bellinzona.

Per questo a Gola di Lago era sempre prevista almeno una Cp fuc rinforzata, oltre ai presidi provenienti dalla Cp opere fortificate 30.


I comandanti della Brigata frontiera 9
dal 1938 al 1994 :


1938 - 1940 col Alois Waldis
1941 - 1945 col Guglielmo Vegezzi
1946 - 1947 col Plinio Pessina
1948 - 1953 col Demetrio Balestra
1954 - 1956 col Piero Balestra
1956 - 1959 col Emilio Lucchini
1960 - 1963 br Brenno Galli
1964 - 1968 br Otto Pedrazzini
1969 - 1973 br Ferruccio Pelli
1974 - 1975 br Erminio Giudici
1976 - 1978 br Roberto Moccetti
1979 - 1984 br Eugenio Filippini
1985 - 1990 br Achille Crivelli
1991 - 1994 br Giuliano Crivelli


Bibliografia

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